Una survey a cui hanno partecipato 250 software house conferma come, nonostante i timori, il settore abbia sostanzialmente reagito bene al lockdown. Le prospettive sul futuro sono nel complesso positive; l'ottimismo si respira soprattutto in quelle realtà che, lavorando con strumenti all'avanguardia, sanno di poter contare su alti livelli di efficienza.

A volte il modo migliore per rispondere a una domanda è chiedere l'opinione dei diretti interessati. 

Nel nostro caso, la domanda che ci ponevamo era: “Come dovremo muoverci nei prossimi mesi per aiutare al meglio i nostri clienti?”. Per arrivare alla risposta abbiamo lanciato una surveyper cercare di capire come i mesi di lockdown abbiano modificato le abitudini delle aziende che sviluppano software e come, in generale, queste vedano il loro lavoro nel prossimo futuro. 

Il questionario è stato sottoposto sia alle aziende nostre clienti che a molte altre. Hanno risposto in 250, che prendiamo qui l’occasione per ringraziare per la disponibilità e l’importantissimo contributo. Ne emerge l'immagine di un settore che tutto sommato ha reagito bene. Si evidenziano, però, le probabili criticità dei prossimi mesi e alcune strategie per aggirarle.

Lo scenario macroeconomico

Non molti giorni fa abbiamo dedicato un articolo a una recente analisi previsionale del CERVED intitolata L’impatto del COVID-19 sui settori e sul territorio.

Le analisi evidenziano come il comparto “elettrotecnica e informatica” sia fra i pochi per i quali ci si attende una crescita nel prossimo biennio; tuttavia, questo scenario ci dice ben poco di quali siano nello specifico le difficoltà, i timori e le prospettive che le aziende di sviluppo software vedono davanti a loro. 

Non ci dice, ad esempio, se si teme per la solvibilità dei clienti, se si pensa che il lavoro aumenterà per tutti o solo per certe specializzazioni, come si stanno attrezzando per reagire. 

Il nostro obiettivo come azienda è sempre stato mettere a fuoco le difficoltà delle software house nostre clienti per poter fornire loro gli strumenti migliori per superarle. Di fronte a uno sconvolgimento profondo come quello che stiamo vivendo, però, avevamo bisogno di capire noi per primi come si sarebbe evoluto il mercato.

È nata così l'idea di un'indagine ad hoc. L'abbiamo commissionata ad una società specializzata e ne è nata un'analisi che ci ha permesso alcune riflessioni interessanti. 

Alcune vogliamo condividerle con voi: in questo articolo vi presentiamo i risultati più significativi suddivisi in due gruppi che ci raccontano, rispettivamente, le reazioni nel momento del lockdown e le prospettive future.

Le software house durante il lockdown

Nei mesi del lockdown, quando molte aziende erano chiuse per legge e altre si trovavano a fronteggiare diminuzioni importanti del carico di lavoro, chi sviluppa software ha continuato a lavorare più o meno come sempre.

Solo il 15,59% ha visto una diminuzione importante del lavoro; l’80% non ha notato variazioni o ne ha registrate di leggere (sia in positivo che in negativo) mentre il 3,76% ha addirittura registrato un forte incremento del carico lavorativo. 

C'è da precisare che, oltre a seguire i progetti esterni, le aziende hanno approfittato di questo periodo per occuparsi delle loro necessità interne: formazione, ristrutturazione di progetti legacy, valutazione e prova di nuovi strumenti di lavoro, più in generale progetti interni. Ben 7 aziende su 10 hanno dedicato del tempo a queste attività, che per loro stessa natura rappresentano un investimento sul futuro.

Immagine che contiene screenshot  Descrizione generata automaticamente

Lo hanno fatto, almeno in maggioranza, ricorrendo con soddisfazione allo smartworking (che, peraltro, il 45,50% già utilizzava).

Immagine che contiene screenshot, monitor, tenendo, schermo  Descrizione generata automaticamente

Comincia quindi a comporsi un quadro sufficientemente delineato: carichi di lavoro sostanzialmente invariati, capacità di adattarsi a nuove modalità operative anche in situazioni di emergenza e volontà di investire nel futuro dell'azienda attraverso formazione, nuovi strumenti di lavoro e progetti interni. 

Le prospettive future

Non è certo facile essere ottimisti in questo momento: eppure le software house sostanzialmente lo sono.

Solo il 12% di esse, infatti, teme un momento di crisi; la parte restante ha invece fiducia nel proprio lavoro e nella propria capacità di tenuta. Addirittura un 18% si attende un incremento del lavoro nel prossimo futuro (e non c'è da stupirsi, visto che le previsioni su base nazionale danno l'IT come un comparto in crescita).

Piuttosto, il timore risiede negli aspetti legati alla liquidità della propria clientela.

Il 49%, infatti, ha fiducia nella solidità della propria azienda ma teme che la crisi ridurrà la liquidità dei clienti e quindi la loro capacità di investimento.

Immagine che contiene screenshot  Descrizione generata automaticamente

Come è possibile, quindi, reagire a questo rischio? E come possiamo fare, noi di Instant Developer, per aiutare le software house in questa situazione straordinaria?

Se la paura è quella di una minore capacità di investimento da parte delle aziende clienti, la risposta non può che essere una maggiore efficienza da parte delle software house. 

L'obiettivo è raggiungere un'alta produttività, ridurre tempi (e quindi costi) di sviluppo così da poter mantenere prezzi competitivi sul prodotto finale. Se già prima era necessario lavorare sulla produttività per poter competere con la concorrenza, adesso c'è un nuovo obiettivo da raggiungere: mantenere accessibili i propri prodotti e servizi anche a quelle aziende che sono state rese più fragili dall'emergenza COVID-19.

Che differenze fra chi usa Instant Developer e gli altri?

Una delle sorprese più belle di questa survey, per noi, è stato scoprire che il "tasso di ottimismo", per così dire, è più alto nelle software house che hanno scelto di lavorare con le nostre piattaforme di sviluppo.

Fra chi utilizza regolarmente i prodotti Instant Developer, infatti, solo il 7,21% teme difficoltà per il proprio futuro (contro il 23,81% di chi non li ha mai provati). Di contro, ben il 20,72% non si aspetta cambiamenti significativi (contro il 9,52% degli altri) e addirittura il 21,62% si aspetta un incremento del lavoro dovuto alla spinta generalizzata verso la digitalizzazione.

Immagine che contiene screenshot  Descrizione generata automaticamente

Perché?

La prima possibile risposta che ci siamo dati è che i nostri prodotti nascono effettivamente con l'obiettivo di garantire una sostanziale riduzione dei tempi di sviluppo e dei costi di manutenzione, con conseguente aumento della competitività.

Chi è consapevole di avere vantaggi competitivi nei confronti della concorrenza, comprensibilmente, si sente meno a rischio e tende invece a vedere di più le opportunità di questa situazione inedita.

Il maggiore ottimismo sarebbe quindi una conseguenza del ricorso a strumenti più performanti rispetto alla maggior parte di quelli sul mercato.

Una seconda possibile risposta, invece, è che alla base di tutto ci sia un diverso atteggiamento imprenditoriale. È plausibile infatti che gli imprenditori che si sono rivolti a Instant Developer (e che quindi hanno investito di più, ed in strumenti molto efficienti, da ben prima dell'emergenza) siano quelli che ad oggi sono più positivi e proattivi. Quelli più rapidi a reagire, abituati a cercare opportunità anziché subire passivamente le mutazioni nel mercato. 

È un risultato che ci lusinga in entrambi i casi: sia con l'idea di essere "la scelta di chi pensa positivo ", sia con quella di "permettere a chi ci sceglie di guardare con ottimismo al futuro".

E poi, tutto sommato, potrebbero essere corrette entrambe le ipotesi...