Già da qualche tempo privati ed aziende hanno introdotto in case ed uffici i cosiddetti assistenti vocali. Amazon Alexa, Google Assistant, Cortana: sono molteplici i dispositivi a cui vengono affidati i compiti più disparati, che possono andare dalla trascrizione della lista della spesa fino allo spegnimento del riscaldamento e molto altro ancora. 

Certo un notevole progresso rispetto ad altre tecnologie già note, oltre che decisamente più datate, quali per esempio i robot aspirapolvere. Da qualche anno, infatti, questi dispositivi sono diventati abbastanza comuni in molte abitazioni e la loro comodità è innegabile, in quanto permettono di automatizzare un compito relativamente noioso che abbiamo sempre dovuto svolgere manualmente. 

Ma cosa c’entrano gli assistenti vocali ed i robot aspirapolvere con IoT ed edge computing? In realtà poco o nulla, se non il fatto che sono tutte tecnologie frutto dell’evoluzione nella ricerca e che i primi rappresentano il crescente agio dell’essere umano nel dialogare con le macchine e delegare loro compiti che possono toccare i settori più svariati. 

Attualmente, l’IoT ha raggiunto un livello addirittura successivo: macchine che parlano con altre macchine, in un mondo sempre più (iper) connesso dove, grazie allo sviluppo ed alla diffusione di questa tecnologia, si può pensare alla trasformazione delle città, come le conosciamo oggi, in vere e proprie Smart Cities.

IoT e Smart Cities: a che punto siamo in Italia?

In Italia, finalmente, siamo giunti in una graduale fase di introduzione dell’IoT nella vita di tutti i giorni. Poco meno della metà dei Comuni del nostro Paese ha già avviato dei progetti di Smart Cities, concentrandosi per lo più sull’illuminazione intelligente (52%), sui servizi turistici (43%), sulla raccolta differenziata dei rifiuti (41%), sulla gestione del traffico (40%) e di quella dei parcheggi (33%). Il 39% dei Comuni ha pensato bene di concentrarsi anche sulla sicurezza, in modo da proteggere i propri cittadini da qualsiasi potenziale problematica.

Esistono addirittura Comuni che hanno attivato progetti più ambiziosi ed innovativi grazie alla tecnologia IoT, con un impatto molto positivo sulla vita pubblica. Grande caso, in questo senso, è il Comune di Sulbiate (MB) in cui un’intera area è stata trasformata in un vero e proprio laboratorio all’aria aperta per il test di un impianto di illuminazione pubblica a LED e telecontrollato su aree pubbliche multifunzionali, per far sì che l’aggiornamento dello stesso avvenga in modo semplice, immediato ed in qualsiasi momento.

L’Internet degli Oggetti in azienda

Non solo Smart Cities, ma anche Piccole e Medie Imprese (che rappresentano oltre il 90% delle aziende presenti nel nostro Paese). La diffusione crescente dell’Internet degli Oggetti è una grande opportunità di business, in quanto un investimento in questo senso può portare al contenimento dei costi operativi e di produzione, acquisti e logistica. Inoltre, con l’introduzione dell’IoT può seguire un controllo più preciso delle performance operative di impianti, macchine, reti ed infrastrutture e, da questo, l’idea e la possibilità di introdurre e creare nuovi modelli di business.

Il boom dei dati e delle informazioni

L’incredibile mole di dati generata dalla tecnologia IoT ha anche la necessità delle giuste risorse per una corretta gestione e comprensione.

Impossibile credere di poter destinare il compito al comparto IT. Anche i data center non sono esattamente delle soluzioni comode per elaborare questo gran numero di informazioni, in virtù del fatto che esse sono ben più consistenti di quanto potremmo realisticamente immaginare.

Per questo motivo, ogni comparto aziendale e/o industriale dovrebbe ridisegnare al più presto la propria capacità di elaborazione, anche alla luce del numero crescente di device connessi ad Internet. Più dispositivi significano maggior numero di dati da elaborare e, ad oggi, sembra pressoché impossibile soddisfare le aspettative di tutti gli utenti.

Verso l’edge computing per l’elaborazione veloce dei dati IoT

L’unica soluzione per la comprensione dei dati crescenti, derivanti dall’iper-connessione, è quella di costruire dei data center vicini agli utenti stessi utilizzando la tecnologia edge computing, la quale permette di avvicinare l’elaborazione al dispositivo.

La parola edge, in abbinamento al termine device, fa riferimento a tutti quei dispositivi che comunicano l’uno con l’altro. Esempi possono essere i router, i sensori, i wearable, i PC portatili e così via. Tutti dispositivi che dispongono di una connessione ad Internet o ad altri dispositivi remoti.

Dal concetto di edge device, già presenti anche sul mercato consumer da diversi anni, scaturisce l’intuizione di poter realizzare edge data center di piccole dimensioni, i quali possono essere utilizzati per ospitare servizi cloud e di elaborazione dati locale

L’idea di base è quella di poter installare degli edge data center negli uffici statali e/o privati, per le strade o perfino negli stadi, in modo da poter elaborare in tempo reale dati utili per la pubblica sicurezza. Una soluzione perfetta per convogliare tutte le informazioni derivanti dall’IoT.

Ambizione e realizzazione, però, non sempre coincidono. Allo stato attuale non disponiamo ancora di tutte le risorse necessarie alla creazione di edge data center per le nostre città, ma si sta già lavorando verso il cambiamento.

Una rivoluzione, quella IoT ed edge computing, che rappresenta un ulteriore passo indispensabile verso la digital transformation.