Non è una domanda, è una certezza: chi lavora nello sviluppo di software lavora nella professione del presente e del futuro.

Certo, alcuni aspetti cambieranno e le opinioni su quali saranno questi aspetti sono tante e diverse. Ma ho scoperto che convergono tutte su una conclusione importante: lo sviluppo di software è a prova di futuro.

Ho cercato e raccolto i pensieri a riguardo degli addetti ai lavori e di chi ci guarda dall’esterno, confrontandoli e, a poco a poco, sintetizzandoli per avere una visione il più possibile oggettiva.

Vediamo se coincide anche con la tua.

L’Intelligenza Artificiale: amica o nemica di chi sviluppa software?

Robot capaci di imparare, automatizzazione del pensiero umano, Big Data a sostituire la nostra capacità di memorizzare e rielaborare le informazioni acquisite. L’Intelligenza Artificiale che ci minaccia, ci vuole rendere spettatori di un mondo che gestisce. Il tema è già stato affrontato, anche da noi su questo blog.

Sì, è molto probabile che alcune professioni vengano (quasi del tutto) sostituite dall’AI. Ma noi che lavoriamo nello sviluppo di software dobbiamo temerla?

Partiamo da alcune considerazioni importanti.

Sotto quali aspetti l’Intelligenza Artificiale potrebbe sostituire chi sviluppa software?

Per rispondere dobbiamo pensare a quali sono le effettive qualità di uno sviluppatore. Se si approfondiscono i dettagli di tutto ciò che coinvolge il processo di sviluppo, è semplice capire che l’Intelligenza Artificiale (almeno quella nella forma che conosciamo adesso) non è in grado di prenderne completo possesso.

Perché chi sviluppa e chi costruisce progetti di sviluppo di software non comincia il lavoro costruendo algoritmi. Deve innanzitutto disegnare con la propria mente ciò che creerà, deve in un certo senso sognarlo prima ancora di pensarlo. E, allo stato attuale del suo sviluppo, l’AI non può sognare.

Un secondo aspetto, non meno importante, riguarda il modo in cui l’AI impara. È un metodo che si fonda essenzialmente sull’istinto in contrapposizione al ragionamento. In sintesi, l’Intelligenza Artificiale non ragiona, possedendo invece appunto una sorta di istinto che le consente di reagire in un modo che può essere considerato efficace in molti casi. È un po’ come quando si pratica uno sport, per esempio il tennis. I nostri movimenti e la risposta alle situazioni di gioco sono frutto, partita dopo partita, di un allenamento del nostro corpo a una specie di istinto del tennis. E l’allenatore è il nostro cervello.

È anche importante considerare che i progetti software sono, in tanti casi, il frutto di una richiesta o di un’idea originale del committente. A questo deve necessariamente corrispondere una realizzazione altrettanto univoca e originale. Difficile, se non impossibile, che l’Intelligenza Artificiale che conosciamo sia in grado di arrivare a questo risultato.

Non si può nemmeno ignorare quanto sia importante, per chi sviluppa software, considerare i dettagli. Per spiegarmi faccio un esempio. Si può utilizzare un algoritmo preconfezionato per implementare una parte della soluzione. Ma se non lo si è creato o non ne si conosce approfonditamente il funzionamento, non si sarà in grado di capire la causa di eventuali problemi. Solo scendendo nel dettaglio della costruzione dell’algoritmo si potrà comprendere ciò che è andato storto.

E per farlo, molto spesso non è sufficiente spezzare in parti più piccole il problema. È invece necessaria una buona dose di immaginazione, una caratteristica che non compete all’Intelligenza Artificiale.

Prepararsi al cambiamento

I tratti distintivi che ho raccolto ed elencato sono particolarità dell’essere umano che l’Intelligenza Artificiale che conosciamo non è in grado di replicare.

Sono questi i motivi che rendono lo sviluppo di software una professione a prova di futuro.

Ma l’AI non solo non è una minaccia per chi lavora nel nostro ambito: diventerà anche un’alleata.

L’Intelligenza Artificiale è progresso, innovazione e non va fermata. Deve essere intelligentemente sfruttata.

Alle casse veloci del supermercato spesso si passa senza nessuna interazione umana. Ma quante volte per riuscire a portare a casa la spesa dobbiamo chiamare il cassiere o la cassiera? Che continuano a lavorare, affiancati dall’innovazione.

Nel futuro le macchine aiuteranno chi sviluppa software, che potrà sempre di più sfruttare le proprie caratteristiche che lo distinguono da queste: la capacità di comprendere il dettaglio, di sognare e immaginare, di ragionare e di realizzare idee originali.

E non solo. Per stare al passo con la concorrenza dell’automazione saranno necessari sia una formazione adeguata sia strumenti che possano appunto aiutare a seguire l’evoluzione. È la storia che ce lo dice: ad ogni step significativo dell’innovazione è stata eliminata la necessità di svolgere manualmente alcune parti del lavoro di sviluppo e di gestione dei progetti correlati. Da qui consegue appunto la necessità che chi sviluppa e chi gestisce i progetti di sviluppo di software sia sempre più preparato a sfruttare l’innovazione e disponga di strumenti che lo aiutino a farlo.

Una bella sfida, no?

Le piattaforme Instant Developer sono strumenti nati più di venti anni fa proprio per rispondere a questa sfida.

Non ci conosci ancora e vuoi sapere come ci siamo riusciti e perché siamo sicuri che ci riusciremo anche in futuro?

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