L’AI, Intelligenza Artificiale, è una tecnologia potente che, se ben utilizzata, può aiutare le aziende ad aumentare la propria capacità operativa, predittiva e produttiva. Con l’Artificial Intelligence, leader e manager possono portare avanti i diversi compartimenti aziendali andando incontro all’innovazione costante di prodotti e servizi, ottenendo così interessanti sviluppi per il futuro.

L’importante aumento registrato nell’adozione dell’AI da parte delle aziende dimostra che le stesse sono aperte verso questa nuova tecnologia, essendo disposte ad interrompere i flussi di lavoro aziendali esistenti per cambiare il proprio mindset alla base. Non stupisce quindi che, nel 2019, molte grandi aziende stiano investendo in questa tecnologia a crescita esponenziale e non è strano immaginare che, presto o tardi, questo nuovo modo di concepire il business possa essere applicato anche a realtà più piccole.

Ma quando si parla di Intelligenza Artificiale è bene tenere sempre a mente che non è tutto rose e fiori. Nonostante le sue grandi potenzialità, infatti, questa nasconde un lato decisamente oscuro.

I progressi dell’Intelligenza Artificiale: la situazione oggi

L’AI si sta diffondendo nei settori più disparati rivoluzionando le singole attività, le operations, le fasi di produzione e perfino la gestione della forza lavoro. E non sta solo sconvolgendo il mondo aziendale o quello della tecnologia, ma anche la nostra vita quotidiana e personale.

Indipendentemente da chi la utilizzi, infatti, l’Intelligenza Artificiale semplifica le cose e migliora le prestazioni di tutti i dispositivi nei quali è installata. Pensiamo a Siri, ad Alexa o a Google che gestiscono le attività quotidiane, ai chatbot che migliorano la gestione delle relazioni con i clienti, alle auto a guida autonoma che aprono la strada ad una maggior sicurezza per tutti. 

Prova a fermarti un attimo a riflettere: quanti e quali sono i dispositivi dotati di Intelligenza Artificiale che utilizzi quotidianamente? A parte gli assistenti virtuali già menzionati sopra e ai chatbot, che sicuramente ti sarà capitato di utilizzare, possiamo pensare a Google che la utilizza per le ricerche predittive, o alle aziende che la utilizzano per effettuare le proprie raccomandazioni (per esempio, se hai appena visto un film su Netflix, la piattaforma te ne suggerirà altri simili).

Insomma, se pensiamo ai progressi fatti dall’AI in questi ultimi anni e soprattutto a quelli che sicuramente ancora farà, possiamo dire senza temere di essere smentiti che si tratta di una tecnologia in grado di stravolgere il mondo così come lo abbiamo conosciuto.

Con il bello, però, viene anche il brutto: l’Artificial Intelligence si porta dietro alcune insidie.

Il lato oscuro dell’intelligenza artificiale

In un certo senso, l’Intelligenza Artificiale è una sorta di Minotauro. L’apprendimento automatico, un sottoinsieme dell’AI, è noto per la formazione di algoritmi imparziali. In realtà è l’esatto opposto: l’AI viene addestrata con algoritmi distorti e, se la cosa ti confonde, proviamo ad essere più chiari.

Ogni developer capace può creare algoritmi AI robusti, accurati ed efficienti solo se dispone dei dati giusti, di alta qualità, pronti per essere “addestrati”. Se questi contengono razzismo, sessismo o altre forme di pregiudizio cognitivo si rischierà di avere degli algoritmi che daranno origine a modelli di AI distorti. Tutto questo senza considerare che gli algoritmi vengono creati dalle persone, quindi possono presentare difetti intrinseci dati dall’errore umano.

Alcuni esempi in questo senso arrivano da Google. Nel 2017, ad esempio, sono stati rilevati pregiudizi di genere nella traduzione dal turco all’inglese. E non finisce qui: all’invio di un’emoji con la pistola, una delle tre risposte raccomandate era un uomo che indossava un turbante. Alla luce di questi due episodi Google ha rapidamente modificato l’algoritmo che comandava il tutto.

Altra dura verità sull’Intelligenza Artificiale è il suo stretto legame con la disoccupazione. Le aziende che la utilizzano si trovano nella situazione di automatizzare tutte quelle operazioni commerciali, ma anche manuali, banali e noiose, che richiedono tempo. 

Senza dubbio, la sostituzione dei lavori manuali con l’automazione dei processi robotici migliorerà la produttività e l’efficienza ed andrà ad annullare quasi completamente il tasso di errore. Questo significa, di contro, che i dipendenti che al momento svolgono questi compiti potrebbero perdere il lavoro. Ovviamente il tentativo, già attualmente in atto, è quello di riqualificare la forza lavoro in altre mansioni: ciononostante un aumento, seppur piccolo, del tasso di disoccupazione sembra essere inevitabile. L’uso dell’Intelligenza Artificiale nelle principali aree di applicazione aziendale può quindi risultare un problema per i dipendenti che oggi svolgono delle mansioni che potrebbero essere presto sostituite dall’impiego della tecnologia.

In ultimo, ma non certo per importanza, non possiamo non menzionare la capacità dell’AI di imitare il comportamento umano. Gli hacker malintenzionati potrebbero facilmente creare dei modelli che agiscono come umani ed inducono persone innocenti a cadere in truffe fatte di richieste poco etiche. Uno scenario che è già realtà: sempre più spesso gli utenti pensano di interagire con una persona vera e con scopi legittimi, finendo per rivelare al truffatore informazioni utili a compiere la sua cattiva azione.

Questo significa che bisognerebbe evitare di adottare l’Intelligenza Artificiale?

No, non significa affatto questo. Evitare di adottare l’Intelligenza Artificiale non è auspicabile e, arrivati a questo punto, non è neanche plausibile. Come qualsiasi tecnologia, anche l’Intelligenza Artificiale riserva un lato oscuro, ma i vantaggi che offre non sono nemmeno lontanamente paragonabili agli svantaggi. Se il dark side verrà analizzato, affrontato e risolto in modo costruttivo, la tecnologia varrà assolutamente l’investimento poiché offrirà innovazione, efficienza, produttività e risultati accurati per chiunque ne farà uso, aziende comprese.