Nel corso della discussione sulle nuove tecnologie e, in particolare sulle AI, abbiamo già avuto modo di vedere come queste siano riuscite a rivoluzionare in breve tempo moltissimi settori (per esempio quello automobilistico). Ma tra gli ambiti più interessanti da approfondire ed analizzare troviamo indubbiamente quello sanitario. Infatti, la capacità di immagazzinare ed elaborare dati in tempo reale, combinata agli incredibili miglioramenti ottenuti nel campo delle intelligenze artificiali, può portare a vantaggi potenzialmente rivoluzionari soprattutto in un settore così delicato come quello della salute. Al tempo stesso, però, occorre che il progresso vada di pari passo con le esigenze degli utenti ed il rispetto dei loro diritti, i quali non possono certo essere messi in secondo piano rispetto all’evoluzione di queste nuove tecnologie. Ma quali sono, nel concreto, i vantaggi che un'intelligenza artificiale può portare ai medici ed ai pazienti? Vediamoli in dettaglio. 

Intelligenze artificiali in corsia

Un primo grande risultato è quello inerente alla compilazione dei report. Ogni amministrazione sanitaria deve, sia per questioni di trasparenza che di storia clinica, riportare nella maniera più precisa e puntuale possibile le diverse operazioni compiute all’interno delle strutture. Un lavoro di compilazione che può essere gestito con grande facilità dalle AI, in sinergia ovviamente con medici ed operatori. Una ricerca svolta dal MIT Technology Review Insights - società di media innovativa orientata al digitale - in collaborazione con GE Healthcare, ha evidenziato un risparmio fino ai ⅔ del tempo nella compilazione dei report, grazie all’uso delle AI. Una percentuale che impatta direttamente anche sulla vita degli operatori sanitari, permettendo ritmi lavorativi meno serrati e maggiori possibilità di sviluppare un solido rapporto medico-paziente, considerato di fondamentale importanza per aiutare il processo di guarigione del malato. 

Le AI a salvaguardia della salute mentale

Di particolare interesse, risultano essere le potenzialità espresse dalle AI nel campo delle terapie per i pazienti affetti da disturbi mentali o con patologie da stress, ipotesi quest’ultima senz’altro acuita dalla pandemia globale di COVID-19. In questo caso è evidente che l’approccio della macchina sia più diretto, intervenendo direttamente anche sul processo terapeutico. Infatti, è stato notato che le AI si prestano molto bene alle sedute di CBT (cognitive behavioral therapy). Si tratta di una pratica psicoterapeutica non ancora avallata all’unanimità dell’accademia medica, viste soprattutto le difficoltà che sorgono nell’approccio e nel trattamento dei disturbi mentali e delle patologie di tipo depressivo. Nonostante questo però, è indubbio che la CBT riesca a portare sollievo e risultati a molti soggetti interessati, rendendo il contributo delle AI assolutamente non trascurabile. In particolare, i risultati di un recente studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Jama Psychiatry hanno evidenziato un’ottima resa della CBT anche online, proprio grazie al supporto di software dotati di AI. 

Infine, sembrano essere molto promettenti anche i recenti esperimenti focalizzati sull’utilizzo di intelligenze artificiali in grado di diagnosticare i disturbi mentali ed analizzare lo stato di salute psichico dei soggetti. Attraverso l’interpretazione analitica dei dati forniti alla AI, la stessa dovrebbe essere in grado di formulare risultati diagnostici accurati e non influenzati da fattori umani. Si tratta di elementi non indifferenti nel campo della medicina psichiatrica, viste le grandi reticenze che molti pazienti riservano nei confronti degli operatori sanitari nel confidare i propri sintomi o i propri disagi. L’intervento di una macchina, scevra dalle sovrastrutture morali che possono invece essere additate al medico, può facilitare la nascita di un rapporto migliore ed affidabile con il paziente, apportando enormi benefici in termini diagnostici. Inoltre, i software di valutazione dei comportamenti indiretti (come il movimento degli occhi, della testa o delle mani) possono aumentare considerevolmente i tempi di controllo dei soggetti, innalzando la precisione e la tempestività delle valutazioni cliniche. Un esempio eclatante è quello dell’algoritmo sviluppato presso l’Università Vanderbilt di Nashville (e validato su 5000 casi) che - combinando dati quali età, medicazioni e storia clinica - è riuscito a predire con una accuratezza dell’84% la possibilità di un tentativo di suicidio entro la settimana successiva all’analisi.

Alcuni aspetti critici delle AI in ambito sanitario

Rispetto a quanto appena descritto vanno, però, riportate alcune criticità, le quali probabilmente non incideranno sullo sviluppo e sull’utilizzo delle AI nel lungo periodo, ma che indubbiamente devono essere tenute in considerazione, soprattutto dalle aziende interessate ad entrare in questo tipo di business.

Un primo, grande problema è quello relativo alla sicurezza ed alla fiducia dell’utente. Risulta evidente che la percezione odierna dell’intelligenza artificiale si basi su una diffusa e comprensibile disinformazione, vista anche la particolare complessità dell’argomento. La capacità di elaborazione dei dati da parte di una AI viene spesso confusa con un vero e proprio ragionamento “robotico”, minando di fatto i vantaggi sopra elencati, quali per esempio l’abbattimento della vergogna e della reticenza nell’esposizione dei sintomi. A questo si somma l’obbligo di tutelare, dal punto di vista della privacy, tutti i dati necessari agli algoritmi per poter funzionare al meglio: un compito sicuramente gravoso, soprattutto in presenza di una grande mole di dati sensibili. L’azienda che volesse approcciare allo sviluppo di software dedicati all’analisi di dati clinici, quindi, dovrebbe preliminarmente munirsi di una struttura perfettamente capace di rispettare le norme previste dal GDPR.

Un secondo punto critico, infine, è quello inerente alla messa in sicurezza delle strutture, spesso collegata a doppio filo con il Servizio Sanitario Nazionale. La maggior parte dei casi clinici del nostro Paese, infatti, è affidata alla sanità pubblica, la quale ha l’obbligo di restare informata e di aggiornarsi sulle best practice da seguire in termini di sicurezza informatica e stoccaggio dei dati sensibili, per evitare che lo sviluppo di queste AI venga rallentato se non addirittura inibito da strutture impreparate per il loro utilizzo.

AI e settore sanitario: un futuro possibile

Insomma, è evidente che il quadro complessivo delle AI nel mondo della medicina non sia ancora chiaro e delineato come in altri settori. Da un lato le potenzialità delle intelligenze artificiali sono incredibili, recando vantaggi sensibili nei confronti sia dell’amministrazione sanitaria che della risoluzione dei casi clinici, con particolare riferimento alle patologie psichiatriche e depressive. Dall’altro lato, però, bisogna fare attenzione alla risposta del pubblico, ancora non perfettamente informato sul concetto di AI diagnostica, nonché alla velocità di adeguamento delle strutture sanitarie ai nuovi standard di sicurezza e privacy richiesti da queste tecnologie.

Per l’imprenditore che desidera entrare in questo importantissimo mercato, quindi, non si può che consigliare prudenza. Prudenza soprattutto nella preparazione della propria attività, che deve poter assicurare il rispetto capillare delle norme a tutela della riservatezza. Oltre a questo però, incideranno notevolmente anche le attività di informazione e promozione relative a questi servizi. Gli scopi principali saranno quelli di accrescere la fiducia dei consumatori nei confronti delle tecnologie AI in ambito medicale e, soprattutto, di convincere le strutture sanitarie nazionali a sviluppare ed utilizzare maggiormente i nuovi strumenti diagnostici. Queste attività richiederanno del tempo con risultati sicuramente non riscontrabili nell’immediato, ma nel lungo periodo potrebbero portare enormi benefici sia ai pazienti che all’intero sistema sanitario nazionale.