Le stampanti 3D, ad oggi, possono produrre di tutto: dalle mani protesiche ai motori, passando per le scarpe da tennis ed i gadget di ogni tipo. Il problema è che, come qualsiasi progresso tecnologico a cui abbiamo assistito nel corso della storia, con le nuove possibilità arrivano sempre nuovi potenziali pericoli derivanti da un errato utilizzo dello strumento.

Un nuovo report diffuso da RAND, denominato Additive Manufacturing in 2040: Powerful Enabler, Disruptive Threat, ha dimostrato come le stampanti 3D influenzeranno notevolmente la sicurezza personale, nazionale ed internazionale. Il documento fa parte dell’iniziativa RAND Security 2040, la quale si è preposta di guardare avanti, oltre l’orizzonte, per prevedere eventuali minacce future.

La stessa tecnologia che un giorno potrebbe stampare valvole cardiache “su misura”, può produrre altrettanto facilmente pistole o fucili. Gli stessi macchinari che consentono agli astronauti in una stazione spaziale internazionale di produrre i propri strumenti, potrebbero aiutare uno stato belligerante a stampare attrezzature militari o industriali per aggirare le sanzioni internazionali.

Insomma, per quanto le stampanti 3D siano una tecnologia di grande importanza per il futuro, possono nascondere dei lati molto insidiosi.

La minaccia degli hacker e i possibili danni nel mondo reale

Per un minuto e 43 secondi, nulla del volo del drone sembrò insolito. Dopodiché una delle sue eliche si spaccò, il drone barcollò di lato, vacillò e precipitò a terra distruggendosi all’impatto.

È il racconto di un esperimento condotto nel 2016 che ha dimostrato la facilità con cui gli hacker potrebbero creare danni con le stampanti 3D. Un team di ricercatori universitari ha hackerato un computer desktop e modificato alcune righe di codice nel progetto 3D per l’elica del drone. Il componente stampato appariva impeccabile, ma i microscopici punti deboli lo hanno portato a fallire.

È stata una lezione inquietante, soprattutto perché oggi le stampanti 3D producono componenti sempre più delicate, anche per gli aerei.

Le stampanti industriali, ovviamente, hanno difese molto più importanti rispetto ad un computer di casa. Ciononostante, gli hacker capaci possono farsi strada anche nelle reti più sensibili: Pentagono, Casa Bianca e perfino ospedali. Il risultato potrebbe essere un nuovo tipo di minaccia: il cyber-sabotaggio nel mondo fisico.

L’esperimento sui droni del 2016 dovrebbe essere un grosso campanello di allarme, soprattutto per quelle aziende che ambiscono a produrre componenti importanti con le stampanti 3D. Questo, ad ogni modo, non significa frenare il progresso, né tantomeno implica che le stampanti 3D siano il male. Dovrebbe però rendere chiaro di quanto sia importante e necessario investire sulla sicurezza dei dispositivi.

Nuove minacce alla sicurezza delle stampanti 3D

Negli ultimi anni è tornato spesso sulla cresta dell’onda il dibattito sulle armi stampate in 3D. Negli Stati Uniti, dove questa tecnologia per prima ha cominciato a diffondersi, non sono mancati casi di persone che hanno scaricato file appositi e provveduto a stampare pistole nel garage della propria casa. Non c’è neanche più bisogno di acquistarla in un supermercato (vanificando, tra l’altro, tutta la polemica a riguardo): adesso chiunque può banalmente cliccare “print” e ottenere le armi che desidera. Uno scenario che rende ancora più allarmante il quadro già preoccupante in materia di violenza e sicurezza che negli ultimi anni è sotto i riflettori di media ed opinione pubblica. Eppure non è neanche questa l’ipotesi più preoccupante.

L’esercito degli Stati Uniti lo chiama Rapid Additively Manufactured Ballistics Ordnance (RAMBO, in breve) ed altro non è che un lanciagranate stampato in 3D. Se i soldati possono stampare i componenti di un’arma significa che anche qualcun altro potrebbe farlo. Uno dei maggiori timori legato a questa nuova tecnologia è che gruppi terroristici attivi possano presto essere in grado di stampare parti per droni kamikaze, un pericoloso passo avanti rispetto agli ordigni esplosivi improvvisati utilizzati oggi.

Non sono quindi le pistole a spaventare i ricercatori di RAND, ma altre armi ben più pericolose.

Con le stampanti 3D dovremmo dire addio agli artigiani?

Le stampanti 3D non fanno paura solo agli eserciti, ma anche e soprattutto agli artigiani. Facciamo un esempio pratico: Mario Rossi è un artigiano che, dopo una lunga gavetta, ormai da anni ritaglia pezzi e componenti con straordinaria precisione. È la sua vita, la sua arte, il suo lavoro. Ma è anche un compito che una stampante 3D può eseguire con un semplice click del mouse.

Le stampanti industriali stanno diventando rapidamente l’Amazon del mondo della produzione, in grado di stampare qualsiasi cosa ed in poco tempo, con grandi vantaggi rispetto alla produzione tradizionale. Si può produrre un componente di precisione di un aereo orientativamente allo stesso costo di uno spazzolino da denti.

È difficile dire quale impatto economico e sociale avrà questo progresso tecnologico. Gli esperti intervistati dal team RAND hanno stimato che le stampanti 3D potrebbero riuscire a produrre solo il 5% di tutti i beni di consumo nei prossimi anni… così come il 90%! Dati incerti, ma che gettano un’ombra preoccupante sul fatto che milioni di posti di lavoro potrebbero essere in bilico.

Una recente analisi del World Economic Forum, ad esempio, ha stimato che la stampa 3D, la robotica e altre tecnologie avanzate potrebbero contribuire alla perdita di 5 milioni di posti di lavoro nelle principali economie nei prossimi cinque anni. Altri studi, di contro, hanno concluso che la stampa 3D potrebbe far parte di una nuova rivoluzione industriale, eliminando il vantaggio della manodopera a basso costo in luoghi come la Cina e riportando la produzione negli Stati Uniti.

Futuro e innovazione: minacce o possibilità?

Dati e previsioni molto disparate ed, evidentemente, ancora troppo poco affidabili. Per cui non ci resta che attendere per vedere con i nostri occhi quali saranno le reali ripercussioni di una maggiore diffusione delle stampanti 3D nel mondo. Una cosa è certa: come tutte le tecnologie emergenti, le stampanti 3D portano con sé, accanto alla possibile perdita di posti di lavoro, anche tante nuove figure professionali e nuove specializzazioni, oltre che infinite possibilità di produzione e di consumo. Come sempre, quindi, la medaglia ha due facce e continuare a studiare e ad aggiornarsi sembra essere l’unica costante necessaria per individuare nuovi modelli di lavoro fino a ieri inimmaginabili e, chissà, possibilmente migliori per tutti.

E tu? Sei pronto per affrontare l’innovazione digitale?