“È più bella anche la scuola quando ci sono le elezioni”. In uno dei suoi brani più noti – Le elezioni, appunto - Giorgio Gaber ha raccolto in musica alcune delle immagini più significative delle nostre giornate al voto: la scuola, il seggio, le schede, la matita. 

Le elezioni sono un rito sacro della nostra Repubblica. Purtroppo però crescono gli “atei” della democrazia: dal 1992 al 2018 l’affluenza alle urne per le elezioni della Camera dei Deputati è passata dal 87,35% al 72,94% (fonte Ministero degli Interni). Una costante disaffezione per il voto causata dal calo di fiducia verso la politica nazionale. Ma non solo.

Dal punto di vista tecnologico il sistema di voto oggi è palesemente obsoleto e poco sostenibile: spedizioni di materiali negli angoli più remoti del nostro Paese, urne in cartone, schede in carta, matite copiative, registri da compilare a mano durante le lunghe ore dello spoglio. Se il paradigma della Digital Transformation intervenisse sul voto assisteremmo a una rivoluzione in grado di stravolgere la macchina elettorale, in termini di ottimizzazione di tempo, costi e impatto ambientale. Succederà? 

Le esperienze di voto online nel mondo e in Italia

L’ipotesi di elezioni digitali online nasce con l’avvento di Internet. Già nel 2000 i cittadini dell’Arizona (Stati Uniti) sperimentano il voto via Internet nelle primarie del Partito Democratico. Non si tratta di un caso isolato. In Europa, ad esempio, la repubblica baltica dell’Estonia ha adottato il voto online per le consultazioni politiche e amministrative già nel quadriennio 2005-2009, con riscontri positivi sull’affluenza. Altri Paesi – India, Svizzera – hanno introdotto il voto via Internet in alcuni distretti o per alleggerire la macchina organizzativa dei referendum.

L’unica esperienza italiana di voto online è interna al Movimento 5 Stelle. Gli iscritti al Movimento accedono a una piattaforma web – Rousseau – per esprimere il loro parere su candidature da presentare (a livello locale, regionale o nazionale), posizioni da assumere in Parlamento, nome del Capo politico o decisioni di carattere disciplinare.

I vantaggi del voto online

Il voto via Internet ridurrebbe i tempi di gestione degli scrutini e dell’intero processo di apertura, di gestione e di chiusura dei seggi elettorali. Chi ha vissuto lo spoglio delle schede conosce bene le lungaggini dovute all’interpretazione spesso poco agevole della volontà dell’elettore, alle possibili tensioni fra presidente di seggio, scrutatori, segretari e rappresentanti di lista, alla compilazione dei registri e al riconteggio finale. Tempi che si dilatano quando, in caso di elezioni regionali o nazionali, il risultato di ogni sezione deve confluire alle Prefetture, quindi al Ministero.

Il voto via Internet azzererebbe le imprecisioni degli elettori nella compilazione delle schede, riducendo così il margine di discrezionalità nell’assegnazione dei voti; snellirebbe conteggio e comunicazione dei risultati, perché la procedura di storage e trasmissione delle preferenze avverrebbe in cloud via server periferici e quindi centrali. 

Con opportune precauzioni in termini di sicurezza, inoltre, il voto sarebbe accessibile a tanti elettori che oggi, per motivi di salute o perché residenti all’estero, vedono preclusa la loro partecipazione. Una boccata d’ossigeno per l’affluenza alle urne e per la vita democratica del Paese.

I rischi del voto online

E allora, perché non ricorrere al voto via Internet? La possibilità di esprimere la propria preferenza in un sistema cloud è minata dalle possibili falle nella sicurezza del sistema. Assistiamo ancora oggi alle incursioni di servizi segreti nazionali negli affari di Stati esteri o alle azioni degli attivisti digitali in grado di sabotare piattaforme digitali di banche e istituzioni. I rischi di un voto pilotato o reso nullo da cracker o da pirati informatici sono ancora troppo elevati per poter ricorrere all’i-voting con relativa tranquillità.

Altro tema cruciale è la trasparenza. Per assicurare che il sistema funzioni correttamente, ciascun elettore dev’essere munito di credenziali per accedere alla piattaforma di voto: un pin recapitato per posta a pochi giorni dall’election day, una carta d’identità elettronica, una username o una password. Associare una user ID a una preferenza mette a repentaglio uno dei capisaldi delle democrazie rappresentative, ovvero la segretezza del voto. Chi si fa garante, in buona sostanza, della sicurezza e della trasparenza del voto via Internet? 

In Italia, inoltre, la popolazione è davvero pronta ad un sistema di voto digitale a distanza? Facciamo ancora fatica ad avviare in maniera uniforme il processo di trasformazione digitale nelle aziende. Siamo ancora ai primi vagiti dei servizi digitali della Pubblica Amministrazione e del loro utilizzo di massa. Forse il voto via Internet avvicinerebbe la fetta della popolazione nativa digitale ma, se usato in maniera esclusiva, taglierebbe fuori quasi inesorabilmente i cittadini meno connessi. 

Conclusioni. La cultura prima della democrazia digitale 

Spesso si guarda a Internet – e più in generale ad ogni artefatto tecnologico – come possibile soluzione a tutti i mali della società. Ma gli strumenti sono in mano alle donne e gli uomini del loro tempo. Certamente offrono opportunità per semplificare la vita delle persone ma, va detto, prestano anche il fianco a usi opachi se non distorti, soprattutto quando è in gioco il potere.

Difficilmente il voto online soppianterà il metodo tradizionale. Almeno non subito. Seppure siano evidenti i vantaggi in termini di ottimizzazione di costi, tempi e partecipazione, siamo ancora lontani da una cultura digitale così etica e consapevole da affidare al web i meccanismi di scelta dei nostri rappresentanti.

Continueremo per molto tempo ad affidarci alle schede, alle cabine e allo spoglio. Rispetteremo il rito, insomma. E, per concludere con Giorgio Gaber, guarderemo “ancora la matita, così perfetta e temperata, e proveremo a portarla via”.