La filosofia Open Source è il motore della Digital Transformation. Prima di tecnologia, software e licenze, Open Source è innovazione sociale: una strategia per affrontare sfide e problemi attraverso la condivisione di forze e conoscenze. Vale da sempre nella ricerca scientifica, con la diffusione di esperimenti e risultati sulle riviste di settore. Vale, soprattutto, nel campo dello sviluppo software, ambito in cui il modello Open Source è stato formalizzato negli anni ’80 e ‘90 in risposta ai colossi del codice proprietario.

In una prima fase il grande pubblico aveva frainteso il core della crociata di Richard Stallman e Linus Torvalds. Solo con la crescita di Internet le comunità degli sviluppatori e le grandi aziende hanno compreso che la filosofia Open Source è più di un semplice azzeramento dei costi di licenza, bensì la via con cui l’informatica beneficia degli effetti positivi dell’intelligenza collettiva e connettiva: accelerazione, specializzazione e crescita diffusa.

Così come la diffusione dei primi Personal Computer aveva reso necessarie applicazioni di base per automatizzare il lavoro d’ufficio – videoscrittura, contabilità, grafica – oggi, in piena trasformazione digitale, l’Open Source è la chiave di volta per accelerare i processi innovativi aziendali, in nome dell’inclusività, della specializzazione e della sostenibilità economica e ambientale.

Open Source è collaborazione

Quante applicazioni esistono nel mondo? Solo nel mobile, nel 2017, si contavano circa 6,5 milioni di app disponibili sui principali Marketplace, App Store e Google Play. Un numero incredibile di giochi, applicazioni business, gestionali aziendali e della vita quotidiana che rispondono alle esigenze più disparate: regalare qualche minuto di svago, permettere di ordinare la cena senza mettere in pausa l’ultima puntata di una serie tv, ricordare un appuntamento importante o, perché no, seguire il ciclo mestruale.

In superficie le app fanno cose diverse. Ma se guardiamo bene sotto l’interfaccia grafica, quanti trigger attivano le stesse funzionalità? Login in sicurezza o tramite social network, esportazione di appuntamenti in agenda o di dati nei più popolari formati doc e xls. Per restare in ambito mobile, quante app usano geolocalizzazione e notifiche push?

Il ricorso a librerie e framework Open Source è l’aiuto da casa da cui attingere linee di codice per risolvere problemi ricorrenti, in maniera ottimizzata e scalabile. È un punto di partenza per implementare soluzioni più performanti, magari da rimettere in circolo a beneficio dell’intera comunità di sviluppatori. È come avere un numero enorme di colleghi bravi al di là della propria scrivania, con la consapevolezza che qualunque problema di base – ad esempio la portabilità di un progetto mobile sui diversi sistemi operativi – è stato già affrontato, analizzato e chissà, superato.

Open Source è specializzazione

Meno tempo per le operazioni CRUD, più tempo per analizzare, prototipare e sviluppare soluzioni per i problemi complessi e specifici. Librerie e framework non potranno mai coprire il 100% delle necessità di progetti e clienti. Certo, Bootstrap e i suoi fratelli hanno facilitato il rilascio di siti e portali responsive ad un’intera generazione di sviluppatori front-end; Spring Security ha semplificato la realizzazione di sistemi di autenticazione sicuri; Content Management System come Wordpress o Liferay dispongono plugin e portlet configurabili per soddisfare le esigenze più particolari degli editori di contenuti. Ma limitarsi ad usare i prodotti Open Source così come sono è come avere la classica Ferrari parcheggiata a vita in garage. Uno spreco.

L’Open Source è un trampolino per progettare algoritmi e metodi custom, a vantaggio delle persone che useranno quelle applicazioni. Sono un alfabeto di base con cui sviluppare ad esempio sistemi in grado di apprendere autonomamente da grandi quantità di dati, secondo il modello dell’intelligenza artificiale, e restituire risposte o comportamenti sempre più umani.

Open Source è crescita

L’accesso a librerie e framework testati e diffusi permette a chiunque di affacciarsi al codice e dare un’occhiata su come strutturare progetti complessi. Fare i semplici umarell digitali è un’opportunità formativa persa.

La vera forza della filosofia Open Source vive nelle community. Il metodo collaborativo si fa universale, supera barriere grazie alla lingua franca dell’informatica e permette anche allo sviluppatore più isolato di sentirsi meno solo nel momento del bisogno.

Le community offrono 3 livelli d’assistenza. In primo luogo librerie e framework viaggiano sempre con la documentazione a bordo, senza cui sarebbe difficile includerle e usarle tramite API nei nostri progetti.

Le community autogestiscono l’assistenza tecnica sull’uso delle singole librerie. Capita spesso che a risolvere dubbi non siano i realizzatori di un plugin ma gli stessi utilizzatori, in un continuo scambio che alimenta lo sviluppo di nuove feature per potenziare componenti, risolvere bug inattesi o ampliare le potenzialità.

Le community diventano una biblioteca universale, dove trovare spunti e soluzioni per superare ogni tipo di empasse. Uno strumento di lavoro, al pari dell’ambiente di sviluppo, in cui apprendere attraverso l’apprendimento degli altri o allargare le discussioni con ulteriori quesiti.

Le tecnologie cloud come scrivanie collaborative

L’accesso alla banda larga ha sostanzialmente rivoluzionato l’approccio al lavoro. La condivisione delle scrivanie ha superato i confini delle scrivanie, le catene dei cavi LAN, le prigioni dei server aziendali, tanto da agevolare pratiche come lo smart working.

Le stesse applicazioni che oggi usiamo non risiedono più fisicamente sui nostri computer ma vengono eseguite su server lontani. Connessioni sempre più performanti hanno reso anacronistici i riti dell’aggiornamento software tramite le patch rilasciate su CD e DVD.

Il cloud ha portato alla luce il mondo e la filosofia Open Source. Le tecnologie cloud sono oggi l’infrastruttura di quello che, agli albori, sembrava più il parto di un circolo di idealisti e visionari anti-sistema. Ovviamente la scelta di condividere librerie custom resta sempre una possibilità offerta agli sviluppatori. E voi? Cosa ne pensate dell'open source? Fatemelo sapere!

C’mon, let’s code.