Nell’ambito dello sviluppo di applicazioni mobile, una fase fondamentale per il successo è quella dell’alfa test: dopo aver progettato e implementato tutte le funzionalità e le videate, è arrivato il momento di verificare se gli utenti saranno in grado di utilizzare il servizio.

Come gestire correttamente un alfa test

Organizzare un alfa test può sembrare semplice, ma i trabocchetti nel percorso sono tanti. Il momento più temuto è quello in cui arriva la fatidica frase “Cosa devo fare adesso?”, con cui l’alfa tester ci comunica che della nostra bellissima app non sa che farsene perché non capisce come muoversi tra videate, card e pulsanti. Se l’applicazione fosse già sugli app store, probabilmente questo sarebbe il momento in cui avverrebbe la disinstallazione, magari preceduta dall’inserimento di una recensione negativa.

L’alfa test è un momento difficile proprio perché le situazioni di frizione o blocco sono inevitabili; il problema è riuscire a scoprirne la causa e trovare il modo di aggirarle. A tal fine è necessaria una gestione non casuale del test, anche se tante volte è forte la tentazione di dare l’app in mano al tester dicendo: “provala e dimmi come va”.

Nella mia esperienza, il metodo più produttivo è invece quello di preparare i singoli casi di test e di dare le opportune istruzioni ai tester in modo che essi possano immedesimarsi nella situazione da verificare e possano quindi avere reazioni più simili a quelle che avrebbero i veri utenti nei casi reali.

I casi di test come user story

Ogni singolo caso di test è quindi simile ad una delle “user story” che già si usano nella fase di progettazione UX, solo che in questo caso una parte della storia deve essere scritta dal tester. Deve quindi essere chiaro il contesto dell’operazione, l’app deve già trovarsi nello stato giusto in funzione del caso da testare e, inoltre, al tester devono essere comunicati gli obiettivi da raggiungere.

In questo modo, se si utilizza un sistema di rilevazione dati analitici, sarà molto più semplice confrontare i pattern di comportamento dei vari tester e comprendere se tutto si sta svolgendo come era stato progettato. Oltre al sistema di raccolta dati analitici, è opportuno attivare un sistema di raccolta feedback in modo da consentire agli utenti di esprimere a parole la propria esperienza di utilizzo.

Spesso il termine dell’alfa test coincide con l’inizio di una nuova fase di analisi e di sviluppo, i cui tempi e costi non sono mai trascurabili e sempre difficilmente prevedibili. Del resto, procedere senza tenere conto di tutte le indicazioni del test sarebbe ancora più rischioso.

Per questa ragione sono sempre più diffusi strumenti di sviluppo rapido che permettono di “cambiare idea” velocemente, in modo da poter ristrutturare l’esperienza utente senza dover incorrere nei classici alti costi di modifica del software. 

In sostanza: fare un buon alfa test consente di evitare un disastro tanto quanto utilizzare strumenti di sviluppo rapido permette di uscire dal test senza aver sforato troppo dalle previsioni di tempi e costi del progetto.